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LE NUVOLE ('90)
Dopo "Creuza de ma" Fabrizio avrebbe
voluto dare un seguito a quel disco epocale e assieme a Mauro
Pagani decisero di partire in barca a vela (battezzata Jamin-a)
verso la Grecia e la Turchia per andare da vicino a conoscere
altre musiche e sonorità del bacino mediterraneo ma
dopo parecchi mesi ritornarono indietro con molte cose ma
senza le idee giuste per continuare quel progetto. Fabrizio
quindi decise di non dare un seguito all'esperienza di "Creuza"
ma di dare vita ad un progetto nuovo partendo come idea dalla
commedia "Le nuvole" di Aristofane.
Nella sua opera Aristofane identificava con
"le nuvole" i sofisti, portatori di concetti rivoluzionari
rispetto alle sue idee conservatrici, invece nel lavoro di
Fabrizio "le nuvole" avrebbero simboleggiato i potenti
che (nel '90 eravamo in piena era pre-tangentopoli) spadroneggiavano
in Italia senza alcuna remora morale impedendo al popolo di
vedere la verità.
L'album è diviso in due parti la prima
riguarda i potenti, la seconda il popolo e da qui si capisce
l'uso dell'italiano nei primi quattro brani e l'uso del dialetto
negli altri quattro.
Per le musiche Pagani introduce a Fabrizio
il musicista Piero Milesi, che sarà una presenza fondamentale
anche in "Anime salve".
Il brano di apertura "Le nuvole"
è molto particolare: due voci femminili , una anziana
e una più giovane, che parlano su un tappeto sonoro
sognante e intenso (Il brano fu premiato al premio Tenco come
miglior canzone dell'anno).
Il terzo è uno dei brani più
noti di Fabrizio ,"Don Raffaè" scritto con
Massimo Bubola, ed è una denuncia contro le condizioni
paradossali in cui vivono alcuni secondini che devono fare
da camerieri a boss influenti che pur essendo in galera hanno
la stessa influenza e lo stesso "potere" di quando
erano in libertà.
"Ottocento" è un pezzo complesso
che assembla il melodramma allo yodel cosa che lo rende decisamente
surreale e che sembra fare da prologo a "La domenica
delle salme ", uno dei pezzi più politici mai
incisi da Fabrizio.
Nel brano si respira un era "pre Weimar"
(il periodo storico che preludeva al nazismo) dove Fabrizio
descrive il clima cupo presente in Italia alla fine degli
anni 80, clima sospeso tra la reazione conservatrice e la
fine delle ideologie e delle utopie dove il popolo-cicala
si limita alla "vibrante" protesta.
Con "Mega megun" e "A cimma"
si torna a respirare l'amato dialetto genovese, da ricordare
che i testi sono stati scritti da Fabrizio e Ivano Fossati
, inizio di una collaborazione che continuerà anche
in "Anime salve".
"La nova gelosia": "come riporta
il libretto stesso, la "gelosia" e' in dialetto
il serramento della finestra, per cui la canzone non e' altro
-secondo me- che le parole di una persona semplice, affascinata
da questa serratura nuova... che diventa un oggetto di desiderio
e di ammirazione incantata" (*) , mentre "Monti
di Mola" è un ennesimo omaggio alla sua terra
di adozione : la Sardegna,dove si racconta l'impossibile storia
d'amore tra un giovanotto ed un asina.
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