le nuvole 01 - Le nuvole

02 - Ottocento

03 - Don Raffaè

04 - La domenica delle salme

05 - Megu Megun

06 - La nova gelosia

07 - 'A cimma

08 - Monti di Mola



   

LE NUVOLE ('90)

Dopo "Creuza de ma" Fabrizio avrebbe voluto dare un seguito a quel disco epocale e assieme a Mauro Pagani decisero di partire in barca a vela (battezzata Jamin-a) verso la Grecia e la Turchia per andare da vicino a conoscere altre musiche e sonorità del bacino mediterraneo ma dopo parecchi mesi ritornarono indietro con molte cose ma senza le idee giuste per continuare quel progetto. Fabrizio quindi decise di non dare un seguito all'esperienza di "Creuza" ma di dare vita ad un progetto nuovo partendo come idea dalla commedia "Le nuvole" di Aristofane.

Nella sua opera Aristofane identificava con "le nuvole" i sofisti, portatori di concetti rivoluzionari rispetto alle sue idee conservatrici, invece nel lavoro di Fabrizio "le nuvole" avrebbero simboleggiato i potenti che (nel '90 eravamo in piena era pre-tangentopoli) spadroneggiavano in Italia senza alcuna remora morale impedendo al popolo di vedere la verità.

L'album è diviso in due parti la prima riguarda i potenti, la seconda il popolo e da qui si capisce l'uso dell'italiano nei primi quattro brani e l'uso del dialetto negli altri quattro.

Per le musiche Pagani introduce a Fabrizio il musicista Piero Milesi, che sarà una presenza fondamentale anche in "Anime salve".

Il brano di apertura "Le nuvole" è molto particolare: due voci femminili , una anziana e una più giovane, che parlano su un tappeto sonoro sognante e intenso (Il brano fu premiato al premio Tenco come miglior canzone dell'anno).

Il terzo è uno dei brani più noti di Fabrizio ,"Don Raffaè" scritto con Massimo Bubola, ed è una denuncia contro le condizioni paradossali in cui vivono alcuni secondini che devono fare da camerieri a boss influenti che pur essendo in galera hanno la stessa influenza e lo stesso "potere" di quando erano in libertà.

"Ottocento" è un pezzo complesso che assembla il melodramma allo yodel cosa che lo rende decisamente surreale e che sembra fare da prologo a "La domenica delle salme ", uno dei pezzi più politici mai incisi da Fabrizio.

Nel brano si respira un era "pre Weimar" (il periodo storico che preludeva al nazismo) dove Fabrizio descrive il clima cupo presente in Italia alla fine degli anni 80, clima sospeso tra la reazione conservatrice e la fine delle ideologie e delle utopie dove il popolo-cicala si limita alla "vibrante" protesta.

Con "Mega megun" e "A cimma" si torna a respirare l'amato dialetto genovese, da ricordare che i testi sono stati scritti da Fabrizio e Ivano Fossati , inizio di una collaborazione che continuerà anche in "Anime salve".

"La nova gelosia": "come riporta il libretto stesso, la "gelosia" e' in dialetto il serramento della finestra, per cui la canzone non e' altro -secondo me- che le parole di una persona semplice, affascinata da questa serratura nuova... che diventa un oggetto di desiderio e di ammirazione incantata" (*) , mentre "Monti di Mola" è un ennesimo omaggio alla sua terra di adozione : la Sardegna,dove si racconta l'impossibile storia d'amore tra un giovanotto ed un asina.