| Note inserite nel disco
Pivano:
Hai voglia di raccontarci come ti è Venuto in mente
di fare questo disco?
Fabrizio:
Spoon River l'ho letto da ragazzo, avrò avuto 18 anni.
Mi era piaciuto, e non so perché mi fosse piaciuto,
forse perché in questi personaggi ci trovavo qualcosa
di me. Poi mi è capitato di rileggerlo, due anni la,
e mi sono reso conto che non era invecchiato per niente, Soprattutto
mi ha colpito un fatto: nella vita, si è costretti
alla competizione, magari si è costretti a pensare
il falso o a non essere sinceri, nella morte invece, i personaggi
di Spoon River si esprimono con estrema sincerità,
perché non hanno più da aspettarsi niente, non
hanno più niente da pensare. Così parlano come
da vivi non sono mai stati capaci di fare.
P.Cioè, tu hai sentito in queste poesie
che nella vita non si riesce a «comunicare»? Quella
che a me pare la denuncia più precorritrice di Masters,
la ragione per la quale queste poesie sono ancora attuali,
specialmente tra i giovani?
F.Sì, decisamente sì. A questo
punto ho pensato che valesse la pena ricavarne temi che si
adattassero ai tempi nostri, e siccome nei dischi racconto
sempre le cose che faccio, racconto la mia vita, cerco di
esprimere i miei malumori, le mie magagne (perché penso
di essere un individuo normale e dunque penso che queste cose
possano interessare anche gli altri, perché gli altri
sono abbastanza simili a me), ho cercato di adattare questo
Spoon River alla realtà in cui vivo io. Perché
ho scelto Spoon River e non le ho addirittura inventate io,
queste storie? Dal punto di vista creativo, visto che c'era
stato questo Signor Edgar Lee Masters che era riuscito a penetrare
così bene nell'animo umano, non vedo perché
avrei dovuto riprovarmici io.
P.Sicché le grosse manipolazioni che
hai fatto sui testi sono state come delle
operazioni chirurgiche per rendere il libro attuale, contemporaneo?.
F.Sì. Addirittura per rendere più
attuali i personaggi, per strapparli dalla piccola borghesia
della piccola America 1919 ed inserirli nel nostro tipo di
vita sociale. Quando dico borghesia non dico babau, dico la
classe che detiene il potere e ha bisogno di conservarselo,
no? il suo potere. Ma anche nel nostro tipo di vita sociale
abbiamo dei giudici che fanno i giudici per un senso di rivalsa,
abbiamo uno scemo di turno di cui la gente si serve per scaricare
le sue frustrazioni (è tanto comodo a tutti, uno scemo
... ).
P.Dal libro hai preso nove poesie, scegliendole
tra le più adatte a spiegare due temi che sembravano
le più insistenti costanti della vita di provincia:
l'invidia (come molla del potere esercitata sugli individui
e come ignoranza nei confronti degli altri) e la scienza (come
contrasto tra l'aspirazione del ricercatore e la repressione
del sistema). Perché proprio questi due temi?
F.Per quanto riguarda l'invidia perché
direi che è il sentimento umano in cui si rispecchia
maggiormente il clima di competitività, il tentativo
dell'uomo di misurarsi continuamente con gli altri, di imitarli
o addirittura superarli per possedere quello che lui non possiede
e crede che gli altri posseggano. Per quanto riguarda la scienza,
perché la scienza è un classico prodotto del
progresso, che purtroppo è ancora nelle mani di quel
potere che crea l'invidia, e, secondo me, la scienza non è
ancora riuscita a risolvere problemi esistenziali.
P.Chi ha fatto questa scelta dei temi e delle
poesie?
F.Dopo aver fatto la scelta ne ho parlanto
con Bentivoglio al quale ho proposto di aiutarmi in questo
lavoro. Tra noi ci sono state molte discussioni, come è
ovvio e come è giusto. Bentivoglio tendeva a fare un
discorso politico ed io volevo fare un discorso essenzialmente
umano. Alla fine la fatica più dura è stata,
mai rinunciando ad esprimere dei contenuti, quella di accostarsi
il più possibile alla poesia. Fatica a parte devo dire
che vorrei incontrare un centinaio di Bentivoglio nella vita:
se vivessi cent'anni, un disco. all'anno, sarei l'autore di
canzoni più prolifico del mondo.
Puoi spiegarmi meglio l'idea del malato di
cuore come alternativa all'invidia?
Se ci riuscissi. Gli altri personaggi si sono
lasciati prendere dall'invidia e in qualche maniera l'hanno
risolta, positivamente o negativamente (lo scemo che per invidia
studia l'enciclopedia britannica a memoria e finisce in manicomio,
il giudice che per invidia raggiunge abbastanza potere da
umiliare chi l'ha umiliato, il blasfemo che è un esegeta
dell'invidia e per salirne alle origini la va a cercare in
Dio); invece il malato di cuore pur essendo nelle condizioni
ideali per essere invidioso compie un gesto di coraggio e...
P. Possiamo dire che ha scavalcato l'invidia
perché a spingerlo non è stata la molla del
calcolo ma è stata la molla dell'amore?
F. Ma sì, lo avrei detto io se non lo
avessi detto tu.
P. E allora possiamo concludere con la -vecchia
proposta di Masters, che a trionfare sulla vita è soltanto
chi è capace di amore?
F.Sì, a trionfare sono i « disponibili
».
P.Anche per il gruppo della scienza hai trovato
un'alternativa, vero? Bentivoglio mi diceva che per rappresentare
il tema della scienza hai scelto il medico che ha cercato
di curare i malati gratis ma non c'è riuscito perché
il sistema non glielo ha permesso, il chimico che per paura
si rifugia nella legge e nell'ordine come fatto repressivo
e l'ottico che vorrebbe trasformare la realtà in luce
e nel quale hai visto una specie di spacciatore di hashish,
una specie di Timothy Leary, di Aldous Huxley. In che modo
il suonatore di violino è una alternativa?
F.Il suonatore di violino (che è diventato
per ragioni . oni metriche di flauto) è uno Che i problemi
esistenziali se li risolve, e se li risolve perché,
ancora, è un « disponibile ». E' disponibile
perché il suo clima non è quello del tentativo
di arricchirsi ma del tentativo di fare quello che gli piace:
è uno che sceglie sempre il gioco, e per questo muore
senza rimpianti. Non ti pare che sia perché ha fatto
una scelta? La scelta di non seppellire la libertà?
P.Allora si può dire che questo è
il messaggio che hai voluto trasmettere con questo disco?
Perché siamo abituati 'a pensare che tutti i tuoi dischi
hanno proposto un messaggio: quello libertario e non violento
delle tue prime ballate ' come nella Guerra di Piero, quello
liberatorio della paura della morte, come in Tutti morimmo
a stento, quello demistificante dei personaggi del Vangelo,
come nel Testamento di Títo. Qual è il messaggio
di questo Spoon River?
Direi, tutto sommato, che siamo usciti dall'atmosfera
della morte per tentare un'indagìne sulla natura umana,
attraverso personaggi che esistono nella nostra realtà,
anche se sono i personaggi di Masters.
E' chiaro che le poesie le hai tutte rifatte.
Ma per esempio, nella poesia del blasfemo tu hai aggiunto
un'ídea che non era in Masters, quella della «
mela proibita », cioè della possibilità
di conoscenza, non più detenuta da Dio ma detenuta
dal potere poliziesco del sistema.
Non mi bastava il fatto traumatico che il blasfemo
venisse ammazzato a
botte: volevo anche dire che forse è
stato il blasfemo a sbagliare, perché nel tentativo
di contestare un determinato sistema, un determinato modo
di vivere, forse doveva indirizzare il suo tipo di ribellione
verso qualcosa di più consistente che non contro un'immagine
così metafisica.
P.Mi diceva Bentivoglio che se la « mela
proibita » non è in mano a un Dio ma al potere
poliziesco, è il potere poliziesco che ci costringe
a sognare in un giardino incantato. Cioè ' il giardino
incantato non è più quello divino dove secondo
Masters l'uomo non avrebbe dovuto sapere che oltre al bene
esiste il male.
F.Sì. In realtà per il blasfemo
il giardino incantato non è stato creato da Dio ma
è stato addirittura inventato dall'uomo e comunque
« la mela proibita » è ancora sulla terra
e noi non l'abbiamo ancora rubata. A questo punto hai capito
che cosa voglio dire io per sognare: voglio dire pensare nel
modo in cui si è costretti a pensare dopo che il sistema
è intervenuto a staccarci decisamente dalla realtà.
Mi pare che la tua aggiunta non sia una forzatura,
perché anche nella denuncia della manipolazione del
pensiero ' del lavaggio mentale esercitato dal sistema, Masters
è un precorritore dei nostri problemi. Cerca di dirmi
in che modo, quando eri ragazzo, a un ragazzo della tua generazione
Masters è sembrato un contestatore.
F.Perché denuncia i difetti di gente
attaccata alle piccole cose, che non vede al
di là del proprio naso, che non ha alcun interesse
umano al di fuori delle
necessità pratiche.
P.Cioè più che la sua contestazione
Politica ti ha interessato la sua contesta
zione umana?
F.Sì, secondo me il difetto sostanziale
sta nella natura umana.
P.Ritornando alle tue manipolazioni del testo,
possiamo dire che l'aggiunta di questo concetto della «
mela proibita » non detenuta da Dio ma dal potere del
sistema è la manipolazione più grossa. D'altronde
è passato mezzo secolo da quando Masters ha scritto
queste poesie, sicché se questa galleria di ritratti
la potesse riscrivere adesso non c'è dubbio che la
sua vena libertaria gli farebbe inserire elementi che si è
limitato a sfiorare come precorritore. Questo vale anche per
l'altra grossa manipolazione che hai fatto, quella dell'ottico
visto come proposta di un'espansione della coscienza. Ma proprio
dal punto di vista stilistico, perché hai sentito la
necessità di cambiare la forma poetica di Masters?
Bentivoglio mi diceva che il verso libero di queste poesie
non ti serviva, avevi bisogno di ritmo e di rima, questo è
chiaro. Ma sembra quasi che tu abbia voluto divulgare, spiegare
questi testi.
F.Sì. Mi pareva necessario spiegare
queste poesie; poi c'era la necessità di farle diventare
delle canzoni. Cioè delle storie e una storia non è
un pretesto per esprimere un'idea, dev'essere proprio la storia
a comprendere in sé l'idea.
P.Ma come spieghi per esempio il fatto di aver
usato parole di un linguaggio contemporaneo quasi brutale,
per esempio nel verso della poesia del giudice « un
nano è una carogna di sicuro perché ha il cuore
troppo vicino al buco del c... » e di avere per esempio
inserito immagini come « le cosce color madreperla »
in poesie che pur essendo piene di sesso sono espresse per
lo più in forma asettica, quasi asessuata?
F.Perché anche il vocabolario al giorno
d'oggi è un po' cambiato, e io ero spinto soprattutto
dallo sforzo di spiegare il vero significato di queste cose.
Ouanto alla definizione del giudice, questo è un personaggio
che diventa una carogna perché la gente carogna lo
fa diventare carogna: è un parto della carogneria generale.
Questa definizione è una specie di emblema della cattiveria
della gente.
Tutto sommato mi pare che queste siano state
le manipolazioni più pesanti che hai fatto ai concetti
e al testo di Masters; e d'altra parte quando il libro è
uscito, ai suoi contemporanei è sembrato tutt'altro
che asettico e asessuato: il gruppo dei NeoUmanisti lo aggredì
come « iniziatore di una nuova scuola di pornografia
e sordido realismo ».
F.Capirai.
P.Comunque sono certa che non deluderai i tuoi
ammiratori, perché le poesie le hai proprio scritte
tu, con quella tua imprevedibile, patetica inventiva nelle
rime e nelle assonanze, proprio come nelle poesie dell'antica
tradizione popolare. Ma fino a che punto, per esempio, ti
si identificato col suonatore di violino (Jones, che nel '71
suona il flauto) che conclude il disco? E non voglio alludere
al fatto che da ragazzo ti sei accostato alla musica studiando
il violino.
F.Non c'è dubbio che per me questa è
stata la poesia più difficile. Calarsi nella
realtà degli altri personaggi pieni di difetti e di
complessi è stato relativa
mente facile, ma calarsi in questo personaggio così
sereno da suonare per
puro divertimento, senza farsi pagare, per me che sono un
professionista
della musica è stato tutt'altro che facile. Capisci?
Per Jones la musica è un
mestiere, è un'alternativa: ridurla a un mestiere sarebbe
come seppellire la
libertà. E in questo momento non so dirti se non finirò
prima o poi per
seguire il suo esempio.
Intervista registrata a Roma il 25 ottobre 1971.
Fernanda PIVANO
Ti sei dimenticata di rivolgermi una domanda:
chi è Fernanda Pivano? Fernanda Pivano per tutti è
una scrittrice. Per me è una ragazza di venti anni
che inizia la sua professione traducendo il libro di un libertario
mentre la società italiana ha tutt'altra tendenza.
E' successo tra il '37 e il '41: quando questo ha significato
coraggio.
Fabrizio DE ANDRE'
|