volume VIII 01 - La cattiva strada

02 - Oceano

03 - Nancy

04 - Le storie di ieri

05 - Giugno '73

06 - Dolceluna

07 - Canzone per l'estate

08 - Amico fragile



   

Volume 8 e' il disco sicuramente piu' complesso di tutti, realizzato da Fabrizio a 4 mani con De Gregori, quando De Gregori ancora era lui...i tempi del disco della pecora, insomma. Le storie di ieri, addirittura, e' tutta di De Gregori, che la canta anche in Rimmel, mi sembra. E Nancy e' una traduzione di Cohen.
E' un disco di sogni, di illusoni spezzate, di amara consapevolezza della nostra (intesa come degli uomini) incapacita' di ritagliarci una condizione che ci aggradi in questo mondo. La scelta provocatoria della cattiva strada come inizio non e' casuale: la strada cattiva, le scelte all'apparenza errate, sono una sorta di "ultima spiaggia", che spesso molti intraprendono, magari inconsciamente, per cercare di contrastare il tempo che passa.

C'e' l'uomo che sceglie di condividere delle idee con altri (Le storie di ieri) e si riscopre uomo grazie ad esse (nel dettaglio quelle fasciste), senza chiedersi se siano sbagliate, ma interessato solo del risultato concreto del suo benessere.
C'e' il benestante di "Canzone per l'estate" che, dopo aver cercato di cambiare, di lottare, di dire la sua, si ritrova nella malinconica realta' di un mondo quotidiano fatto di famigliola, chiesa e felicita' dettata da regali materiali e non piu' da sentimenti.E "non riesce piu' a volare", ha smesso di sognare, di sperare, ha perso l'anima.
Oppure l'amarezza del marinaio (Dolce luna) che ricorda le settimane passate in mare, fra storie di pirati e corsari e balene fantastiche, ora che la realta' lo incatena a terra e lo costringe a regolarsi con una famiglia, e lui, che sogna ancora quelle onde, spera che suo figlio possa nascere, come per sogno, per incanto, dal rapporto con una balena (il terzo occhio inconfondibile e speciale), e vivere in quel mare che tanto ha segnato la sua vita. Grande canzone, dolce luna, molto arcana.
Personale ma sullo stesso tema dei sogni svaniti e' Giugno '73 che, l'ho letto da qualche parte, e' il racconto della storia fra De Andre' e la sua prima moglie, Enrica. Lui non era ben visto dalla famiglia, molto benestante e borghese, e cercava di ingraziarsi i suoi genitori pur sapendo che i
"musicisti" non erano molto ben visti in quei tempi dai ceti elevati. Ma, nonostante tutto, l'ultima frase, "e' stato meglio lasciarci che non esserci mai incontrati", lascia trasparire una volonta' finale (presente anche in Dolce luna grazie al figlioletto in arrivo) di ottimismo.
In fondo, pensandoci, il disco non e' pessimista, tutti i brani hanno in fondo una scintilla di lieto fine, o, almeno, di speranza per il futuro, al contrario, per esempio, di Tutti morimmo a stento, emblema della disperazione cosmica verso tutto.

"Ma c'e' amore un po' per tutti e tutti quanti hanno un amore sulla cattiva strada"; una strada c'e' sempre, quell'amore, quei sogni tanto voluti da qualche parte si possono sempre trovare. Anche in "canzone per l'estate", quanto meno, non c'e' "piu' niente per potersi vergognare", come a dire il peggio e' alle spalle, ora sei libero di fare cio' che vuoi.

Di Oceano, sono onesto, qualsiasi cosa la direi senza un minimo di convinzione.
E' tanto bella quanto arcana, forse anzi proprio per questo e' bella.
Forse e' la paura per il futuro di due innamorati, che pensano a quando l'amore li lascera', e guardano al domani con paura sempre crescente, con l'impossibile speranza che il domani non arrivi mai.....forse ma forse......:-)) Miarrendo, su Oceano mi arrendo.

Amico fragile, per me, e' la piu' bella canzone di Fabrizio. E' la storia di un uomo, lui, che si rende conto grazie ad un episodio (una cena con degli amici borghesi, borghesi non nel senso politico dell'accezione, ma nel senso culturale, cioe' di persone che, diciamo hanno come unico scopo il materiale, il concreto, e raramente sognano e fantasticano), di come il destino di alcuni uomini, dei fragili, dei sognatori, di quelli che danno ancora un valore alle emozioni, sia destinato al macero, di come ormai questo mondo non lasci piu' spazio al valore di un pensiero, di un ragionamento che non sia banale, frivolo, dei "Come stai" detti non perche' ce ne freghi qualcosa, ma perche' l'educazione imponga di chiederlo.
Il vuoto che circonda i fragili.
Questa canzone Fabrizio la scrisse una notte, di ritorno da quella cena, in uno sgabuzzino per non essere disturbato.
Ma forse questa amarezza era dovuta solo al fatto che era molto, ma molto piu' ubriaco di noi.
E, visto come la penso, credo di esserlo anch'io.

red

Nota di De Gregori riguardo la canzone e De Andrè:

"Abbiamo scritto questa canzone, Fabrizio ed io, nel '74 o forse addirittura nel '73. Lui stava preparando il disco che poi si sarebbe chiamato Volume VIII e mi aveva proposto di lavorare insieme dopo avermi conosciuto in un locale di Roma, il Folkstudio.
Passammo quasi un mese da soli nella sua bellissima casa in Gallura, davanti ad una spiaggia meravigliosa dove peraltro credo che non mettemmo mai piede: in quel periodo avevamo tutti e due delle storie sentimentali assai burrascose ed era più o meno inverno. Fabrizio beveva e fumava tantissimo e io gli stavo dietro con un certo successo. Giocavamo a scacchi, a poker in
due: ogni tanto prendevo il suo motorino e me ne andavo in giro per chilometri. Al mio ritorno spesso lo trovavo appena alzato che girava per casa con la sigaretta e il bicchiere e la chitarra in mano e che aveva buttato giù degli appunti, degli accordi. Era uno strano modo di lavorare il nostro: non ci siamo mai messi seduti a dire "Adesso scriviamo questa canzone". Semplicemente integravamo e correggevamo l'uno gli appunti dell'altro, certe volte senza nemmeno parlarne, senza nemmeno incontrarci magari, perché lui dormiva di giorno e lavorava di notte e io viceversa.

Le musiche ci venivano abbastanza facilmente - Fabrizio era un eccezionale musicista - e le registravamo su un piccolo registratore a pile.
Così vennero fuori "La cattiva strada", "Canzone per l'estate", "Oceano".
Lui aveva scritto da solo "Amico fragile" e poi aveva voluto inserire nel suo disco "Le storie di ieri" che la RCA (la mia casa discografica di allora) si era rifiutata di farmi incidere sulla "Pecora".
E' difficile pensare a Fabrizio come uno che non c'è più: quando se n'è andato non ci vedevamo da parecchio tempo. Credo di averlo sentito al telefono circa un anno prima che morisse ed aveva la sua solita bella voce, l'intelligenza correva sul filo.

Fabrizio era un uomo generoso e bellicoso, facile da amare e difficilissimo da andarci d'accordo. Uno dei ricordi più belli che conservo di lui è quando andammo all'Idroscalo di Milano sulle montagne russe del Luna Park, insieme a Dori: scendemmo felici e ubriachi con lo stomaco in bocca e andammo a finire la serata chissà dove.
Ho messo la nostra canzone in questo disco non per fargli un omaggio (Non ne ha bisogno e non so se gli piacerebbe). E' solo una buona canzone che oggi, dopo tutti questi anni, sento un po' più mia.