georges brassensQuella che lega Fabrizio De André e Georges Brassens è una relazione estremamente intensa ed unica, caratterizzata da innumerevoli punti di contatto e dalla condivisione di ideali affini che sfociarono in un fruttuoso rapporto simbiotico, i cui risultati vanno di gran lunga al di là delle traduzioni, ispirate dai testi del cantautore francese, che De André ci ha lasciato.
Troppe erano le affinità che accomunavano i due cantautori: una fra tutte il fascino esercitato da entrambi dal poeta maledetto medievale François Villon che influenzò in maniera più o meno massiccia la loro opera o ancora la passione irrefrenabile per la libertà. Risulta quindi naturale comprendere quella sorta di vero e proprio colpo di fulmine che De André ebbe per le canzoni del cantautore di Sète quando le ascoltò per la prima volta, in esse si rifletteva quello spirito libertario che sentiva assai vicino al suo animo e quella lotta continua contro ogni forma di intolleranza e di violenza, soprattutto nei confronti dei più deboli, che anche lui condivideva, quella tendenza a stare dalla parte dei diseredati, dei disadattati, degli emarginati, quella voglia di dare loro una voce, attraverso le canzoni, di gridare a squarciagola il peso della dignità umana contro false ideologie e falsi valori che altro non fanno che generare fanatismi e violenza.
Tutti e due inoltre sono stati capaci di realizzare un fondamentale connubio tra poesia, letteratura e musica; un connubio di rilevante importanza come sottolinea lo stesso Brassens che, un giorno, rispondendo ad un intervistatore che gli aveva criticato il fatto che la villoniana “Ballade de Dames du temps jadis”, da lui messa in musica e trasformata in una stupenda canzone, non aveva alcun bisogno di essere accompagnata dalla sua melodia , rispose dicendo “ Si. E’vero. Ma grazie alla mia canzone molta gente ha conosciuto ed amato Villon. Alcuni operai mi hanno confessato di averlo scoperto proprio grazie a me”
(Brassens par René Fallet - 1967 – Editions Denoel)

E’ proprio questo é stato uno dei principali aspetti positivi della produzione artistica di questi due grandi cantautori e cioè il fatto che le loro canzoni sono sempre state capaci di essere foriere di conoscenza, di trasmettere concetti e messaggi finalizzati fondamentalmente ad una presa di coscienza da parte degli uomini, tutti gli uomini, della dignità umana e dell’ assoluta uguaglianza di tutti gli esseri. E dato che la poesia e le immagini che essa sa dipingere è dotata della capacità di portare con se, fra i versi e le rime, messaggi in grado di aprire gli occhi agli uomini e di far loro comprendere il valore della vita e della giustizia si intuisce perché sia De André che Brassens non disdegnarono attingere al ricchissimo patrimonio poetico del passato per rimodellarlo e plasmarlo, adattarlo alle proprie melodie utilizzandolo come moderno strumento di conoscenza.De André, tanto per citare un esempio, trasformò in canzone il famoso sonetto di Cecco Angiolieri "S'io fossi foco" che mostrava tutta la sua rabbia e il suo furore, imprecava e gridava contro i potenti (Papa e imperatori), esprimendo con le sue violente espressioni i pensieri e le idee, di tutti coloro che erano costretti al silenzio; vengono così rivelate, con cupa ironia e brutale umorismo, molte delle sensazioni di un uomo qualunque, vissuto in quel periodo, insofferente e incapace di tenere chiusa la propria bocca, scalpitante e nervoso per la propria situazione sociale, inviperito e adirato con tutto e con tutti.

S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo
S'i' fosse papa, sare' allor giocondo
tutti i cristïani imbrigherei
s'i' fosse 'mperator sa' che farei
a tutti mozzarei lo capo a tondo
S'i fosse morte, andarei da mio padre
s'i' fosse vita fuggirei da lui
similemente farìa da mi' madre
s'i' fosse Cecco com'i' sono e fui
torrei le donne giovani e leggiadre
e vecchie e laide lasserei altrui
S'i' fosse foco arderéi 'l mondo
s' i' fosse vento lo tempesterei
s'i' fosse acqua i' l'annegherei
s'i' fosse Dio mandereil'en profondo

georges brassensRabbia, impeto, disillusione, umorismo, disperazione, mancanza di fede nel potere temporale e soprattutto in quello spirituale dei Papi: tutto questo in pochi, incisivi versi troppo spesso erroneamente considerati solo un'alternativa, volgare e triviale, all'eleganza del "dolce Stil novo", ma che in realtà si rivelano una delle testimonianze più attendibili della reale situazione e dell'atmosfera che si respirava in quell'epoca ormai lontana.
Sembra esserci un antico e saldo patto, fra Cecco Angiolieri e Fabrizio De Andrè, un'intesa profonda tra due artisti così distanti nel tempo, ma così simili e rassomiglianti sotto alcuni aspetti. Una poesia toccante e intensa ripresa e musicata, secoli e secoli dopo, da Fabrizio De André che ha così fatto diventare Cecco Angiolieri un contemporaneo riproponendo la integralmente, con un semplice accompagnamento di chitarra, e permettendo a tutti di comprenderne la straordinaria e dolorosa modernità.
Questa tendenza ad attingere ed a prendere ispirazione dall'immensa fonte costituita dal patrimonio poetico del passato è uno dei tanti fili che contribuiscono a rafforzare il legame indissolubile tra De André e Brassens.
Quest'ultimo, innamorato dell' uso della parola, affascinato ed ammaliato dall' universo poetico fu a sua volta un grande poeta e versificatore, inimitabile cesellatore della lingua capace di mettere in musica la poesia di un vastissimo numero di rappresentanti del panorama poetico e letterario francese.
Ma esaminiamo nel dettaglio tali influenze poetiche sulla produzione brassensiana.

16 poesie vennero messe in musica da Georges Brassens nei suoi primi 12 dischi, in particolare :

- 4 di Paul Fort: Le petit cheval, La marine, Comme hier, Si le bon Dieu l'avait voulu
- 2 di Victor Hugo: La légende de la nonne, Gastilbelza - 2 di Jean Richepin: Philistins, Oiseaux de passage
- 1 di Louis Argon: Il n'y a pas d'amour heureux
- 1 di François Villon: Ballade des dames du temps jadis
- 1 di Paul Verlaine: Colombine
- 1 di Francis Jammes: La prière
- 1 di Théodore de Banville: Le verger du roi Louis
- 1 di Corneille per le strofe e Tristan Bernard per la conclusione: Marquise
- 1 di Alphonse de Lamartine: Pensée des morts
- 1 di Antoine Pol: Les passantes
- 10 poesie o riferimenti a poesie, figurano invece nell' ambito del disco documento numero 13, di cui:
- 4 di Aristide Bruant, Belleville-Ménilmontant, Place de Paris, A la place Maubert, A la Goutte d'Or
- 2 di Gustave Nadaud, Carcassonne, Le roi boiteux
- 2 di Alfred de Musset, Ballade à la lune, A mon frère revenant d'Italie
- 1 di Norge et Jacques.Ivart, Jehan l'advenu
- 1 di H.Colpi per le parole e G.Delerue pour la musique, Heureux qui comme Ulysse

georges brassensE' importante avere chiaro quanto sia stata rilevante l' influenza della tradizione poetica sull' opera di Brassens poiché questa ebbe innumerevoli riflessi sulla produzione di De André. Brassens, infatti, ha esercitato su De André una grande influenza, un influsso che spesso viene identificato soprattutto nel primo periodo della produzione del cantautore genovese, gli inizi della sua carriera, quando De André ha voluto rendere omaggio a quello che lui considerava il suo maestro traducendo alcuni dei suoi testi più celebri e facendo propri temi o addirittura titoli di Brassens; tuttavia nel considerare questa influenza diretta ed immediata di Brassens su De André si corre il rischio di non tenere a giusta considerazione o di sottovalutare l' importanza dell' influsso indiretto esercitato dal cantautore transalpino e rappresentato dal succitato bagaglio poetico che Brassens cantava e portava con se e che necessariamente ha accarezzato la sensibilità ed influenzato la formazione di De André lasciando chiare e stupende tracce nella sua opera.


Per quanto riguarda la "poesia in musica, ovvero il mettere in musica ed il cantare testi di poeti più o meno famosi, questa è una tradizione assolutamente esclusiva della canzone francese dove vengono tranquillamente musicati e cantati tutti i principali poeti del passato e contemporanei, dal già più volte citato François Villon a Victor Hugo, da Alphonse de Lamartine a Pierre Corneille, da Paul Fort a Paul Verlaine, da Théodore de Banville a Francis Jammes ecc. ecc. In questo si distingue, va detto, Georges Brassens, che ha addirittura contribuito a scuotere dall'oblio un paio di poeti, Antoine Pol e Jean Richepin, che senza le sue canzoni vi sarebbero probabilmente rimasti. Per dare l' idea di quanto la musica francese fosse pregna di poesia e letteratura non possiamo non nominare anche il Louis Aragon di Jean Ferrat nelle canzoni sempre di Brassens o la vasta presenza di poesia baudelairiana in Léo Ferré. Per comprendere meglio come questo sposalizio tra musica e poesia sia una tradizione assolutamente esclusiva della canzone francese, si consideri il fatto che i poeti francesi non disdegnavano affatto la canzone, non la considerano affatto una forma poetica minore e dunque rappresentava un passaggio naturale quello di mettere in musica i propri versi più belli. A tale riguardo, il caso più conosciuto e celebre è quello di Jacques Prévert, che addirittura disponeva di un suo compositore di fiducia (Pierre Kosma) passando poi le sue canzoni ad interpreti vari di quel periodo e cioè grandi artisti del calibro di Juliette Gréco, Barbara e Boris Vian per citarne alcuni; lo stesso Boris Vian fu uno scrittore e poeta affermato, ma al tempo stesso musicista di buon livello e fama.