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De
André parlando di quello che considerò essere il suo maestro
diceva: "Mi ha sconvolto la vita. Se ho iniziato a fare questo
mestiere è solo merito suo".
Una stima infinita, dunque,era quella che il cantautore genovese
nutriva nei confronti del suo collega transalpino che per lui
rappresentava un vero e proprio mito.
A tale proposito é utile citare un episodio: De André che considerava
Brassens , come più volte detto, come il suo maestro ed il suo
mito, ebbe la possibilità di conoscerlo personalmente.
Ma non volle incontrarlo. Girava voce, infatti che Brassens
avesse un carattere scontroso e difficile e De André, dunque,
non volle rischiare di rovinare quel mito, per lui così importante,
con una conoscenza personale che forse lo avrebbe deluso.
E' lo stesso De André a sottolineare la rilevanza ed il peso
che l' influenza di Brassens ha giocato sulla sua produzione
e le motivazioni del mancato incontro:
"In Brassens si intrecciavano tre culture: quella mitteleuropea,
col valzer, quella francese, con la giava, e quella napoletana,
con la tarantella (sua madre Elvira Dragosa, tra l' altro, aveva
origini napoletane).
Ecco perché le mie prime canzoni vivevano su quei ritmi e su
quella atmosfera.
Poi mi intrigava il fatto che trattasse temi scabrosi, di grande
rilevanza sociale, buttandoli via, cantandoli con una nonchalance
da teatrante inglese, più che francese: perché il teatrante
francese è enfatico, declamatorio, quello inglese dice cose
terrificanti con una specie di indifferenza glaciale.
Brassens, insomma, fu il mio grande modello ance se, avendone
avuta l' occasione, ho sempre evitato di conoscerlo di persona:
mi serviva troppo tenermelo come mito; se questo mito, conoscendolo,
fosse crollato mi sarebbe crollato il mondo. Sicché ho preferito
immaginarmelo soltanto attraverso le sue canzoni."
(Fabrizio De André - Amico Fragile - Cesare Romana - 2000)
Anche
chi ha conosciuto bene De André come Fernanda Pivano, non si
stupisce del mancato incontro Brassens-De André come afferma
parlando di un altro mancato incontro quello con Bob Dylan al
quale il cantautore genovese si ispirò: "Una volta Dylan ha
chiesto a Fabrizio di suonare con lui e Fabrizio non ha voluto
farlo, forse per la stessa ragione per cui a suo tempo non ha
voluto incontrare Brassens; sarebbe bello credere che si incontrino
un giorno negli enormi spazi profumati dell'eternità e conoscano
finalmente la realtà inafferrabile che hanno inseguito, forse
sfiorandola appena, giusto abbastanza da illudersi di poter
continuare a inseguirla.
La loro è una realtà fatta di cose semplici, di tutti i giorni,
di rispetto per l'amore e la morte, di orrore per l'ipocrisia
e la violenza."
(De andre' il corsaro di Fernanda Pivano, Cesare G. Romana,
Michele Serra - interlinea edizioni - Novara)
La stessa Pivano sottolinea l' importanza rivestita dall' influsso
di Brassens sulla formazione e sulla produzione di De André
"...l' influenza francese è venuta poco dopo, quando il padreggi
ha portato i dischi di Brassens.
Brassens è diventato un suo maestro di vita già a quattordici
anni, e ha confermato scelte già maturate. (...) Così aveva
cominciato a cantare le canzoni di Brassens, ma anche quelle
di Aznavour, di Gilbert Bécaud, di Moulodji: solo a diciotto
anni ne ha cantato una sua.(...) Già da adolescente era turbato
dai problemi sociali suggeriti da Brassens, ma anche da quelli
morali che a volte contrastavano con quelli sociali(...). Brassens
è stato per lui un esempio musicale che gli ha dato aperture
e tecniche sull' uso della chitarra. Si è ritrovato a inventare
tarantelle non prendendo spunto dalla musica napoletana ma dalle
canzoni di Brassens, scoprendo solo molto più tardi, che lo
stesso Brassens aveva avuto la nonna e la mamma napoletana:
cioè imitando Brassens imitava in realtà gli italiani."
(Prefazione di Fernanda Pivano a - Fabrizio De André - Amico
Fragile - Cesare G. Romana - 2000).
Come
accenna la Pivano in questa Prefazione al libro di Romana fu
grazie a suo padre, Giuseppe De André, che Fabrizio ebbe modo
di conoscere per la prima volta le canzoni di Brassens. Il padre
dai suoi frequenti viaggi in Francia era solito riportare un'
abbondante quantità di libri e dischi e fu lui che fece conoscere
Brassens a Fabrizio De André intorno al 1954 cioè a soli due
anni dall' esordio discografico dello chansonnier francese.
Dunque, con grande probabilità Fabrizio De André è stato davvero
tra i primissimi in Italia ad aver conosciuto Georges Brassens
e le sue canzoni.
Bisogna dare il giusto peso a quella che era l' attitudine culturalmente
aperta della famiglia De André (in particolare il padre) dove
la scoperta del nuovo, proveniente non solo dalla Francia e
l' abitudine di commentarlo come anche la grande passione per
la musica in genere furono fattori fondamentali nella formazione
musicale e culturale di De André.
Le sue traduzioni ed interpretazioni non sono passate attraverso
un intermediario fisico o indiretto ma sono assolutamente il
risultato del suo meticoloso lavoro e si consideri come il francese
utilizzato da Brassens, ricco di riferimenti letterari e simbologie,
presupponeva una profonda conoscenza della lingua e della letteratura
francese.
Lo stesso Brassens (che capiva l' italiano) riconobbe come le
sue canzoni erano state tradotte magistralmente da De André.
E se c' è una qualità che va riconosciuta alle traduzioni di
De André è proprio il fatto di essere delle fedeli trasposizioni
degli originali.
Georges Brassens è poco conosciuto in Italia, dove è stimatissimo
dagli intellettuali ma scarsamente noto al grande pubblico.
Al contrario in Francia è sempre stato popolarissimo e sono
innumerevoli le scuole, strade, piazze, parchi e istituzioni
culturali a lui dedicate; un' incredibile celebrazione della
sua memoria che non è avvenuta per nessun altro dei pur grandi
esponenti della canzone francese.
A quasi venticinque anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo
è più che mai vivo: la maggior parte dei francesi, che lo chiama
affettuosamente Tonton Georges o (le Bon Maitre) il Buon Maestro,
conosce buona parte delle sue canzoni e la maggior parte dei
critici ha riconosciuto il valore indiscusso di un grande artista
capace di rendere popolare e fruibile una vasta porzione della
poesia francese mettendola in musica.
La semplicità di Brassens ne ha fatto uno degli artisti più
amati del patrimonio culturale francese.
Il suo vasto repertorio dotato di invenzioni linguistiche uniche,
immagini poetiche
geniali e una grande vivacità ironica dipinge in maniera cinica
ma tenera al tempo stesso un affresco della condizione umana.
Ancora oggi, le sue canzoni vengono interpretate da artisti
di tutto il mondo e i suoi testi vengono studiati e commentati
nelle scuole.
Grande è il numero di artisti che si sono cimentati nell' interpretare
le canzoni di Brassens tra i tanti citiamo Graeme Allwright
in inglese, Paco Ibanez en espagnol e naturalmente Fabrizio
de André (senza dimenticare il lavoro di un altro artista italiano,
Nanni Svampa, che hatradotto e cantato in italiano l' intera
discografia di Brassens); per quanto concerne gli artisti francesi,
la lista di quanti hanno cantato o continuano a cantare Brassens
è lunga, trai tanti ricordiamo: Maxime le Forestier, Renaud
e Barbara.
In Francia, le radio continuano a trasmettere le sue canzoni,
la gente le ama, perché ascoltandolo continua a divertirsi e
a commuoversi, a pensare.
Del resto Brassens ha avuto i suoi estimatori anche di immenso
prestigio. Basti dire che lo scrittore spagnolo Garcia Màrquez
lo riteneva il maggior poeta francese contemporaneo, e che ad
un esame di maturità, venne assegnato un tema su versi di una
sua canzone, quella del "Pauvre Martin".
Brassens è, senza dubbio, uno dei più grandi cantautori che
la Francia abbia conosciuto e resta un punto di riferimento
fondamentale nel panorama musicale e poetico francese, largamente
apprezzato e celebrato in tutto il mondo francofono. I suoi
personaggi sono conosciuti dal pubblico quanto quelli di La
Fontane. In materia poetica Brassens opera una vera e propria
sintesi creativa.
Il punto focale nell' ambito della sua produzione è artistica
lo raggiunge quando capisce che poesia e musica potevano viaggiare
sullo stesso binario
"mi sono detto: non vale la pena insistere, non sarai mai un
grande poeta, non sarai un Rimbaud, un Mallarmé, un Villon (…)
Perché non provare ad abbinare le poesie alla mia musica?"
Fu un personaggio molto discreto, ma capace di scrivere il suo
nome nel patrimonio artistico francese, creando uno stile unico
caratterizzato da melodie semplici e testi che sono dei veri
e propri capolavori poetici. Lavora alle sue canzoni fino al
raggiungimento della perfezione, per alcune se ne ritroveranno
fino a 50 versioni provvisorie; le parole delle sue canzoni
sono il risultato di una ricerca estenuante, di mesi di lavoro,
di correzioni e revisioni continue.
Brassens è stato, fin da subito, padrone di un vasto vocabolario
poetico che gli venne trasmesso soprattutto dalle sue numerose
letture giovanili.
Tuttavia, nonostante questa grande passione per il campo letterario
e la poesia il linguaggio utilizzato da Brassens è al tempo
stesso capace di restare saldamente legato al linguaggio d'
uso comune ancorato nella tradizione a volte irriverente dell'
arte popolare.
Brassens nasce a Sète, la città del poeta Paul Valery, nell'
ottobre del 1921.
Da suo padre, riceve i valori di un uomo semplice, l'odio verso
tutte le ipocrisie e un bagaglio fatto della gran parte delle
idee laiche dell' epoca.
Al contrario, sua madre, di origine napoletana, era una convinta
credente.
Tracce di questa grande devozione della madre sono riscontrabili
nell' ambito dell' opera di Brassens in cui spesso compaiono
gli archetipi religiosi.
E' inoltre utile ricordare come in svariate canzone del primo
periodo sia proprio l' evocazione della madre che fa calare
un velo pudico sulle espressioni più crude o scurrili, così
ne "Le Gorille":
" senza pudore, queste comari contemplavano l'animale in
un posto ben preciso che, mia madre mi ha rigorosamente impedito
di citare…."
Frequentò
il collegio di Sète, abbandonandolo quando aveva 15 anni e conservando
il ricordo di un professore in particolare, Alphonse Bonnafe,
divenuto poi il suo primo biografo,che gli trasmise l' amore
per la poesia declamando i versi con grande partecipazione e
seppe iniziarlo con passione alla poesia di Verlaine, Baudelaire,
Valery e Mallarmé . Nel 1939 lascia il suo paese natale per
trasferirsi a Parigi, aveva 18 anni come cita lui stesso nella
canzone "Le ricochets" Avevo appena 18 anni E lasciando il mio
paese natale Un bel giorno arrivai a Parigi Non sono entrato
al grido A noi due Parigi Che il tuo Rastignac, o Balzac non
si preoccupi della mia concorrenza Arrivato nella capitale,
Brassens vive da una parente e passa le sue giornate nelle biblioteche,
leggendo i più grandi poeti; ma il giovane Brassens arriva a
Parigi in un periodo particolarmente difficile, è il periodo
della guerra e dell' occupazione e così nel 1943 fu costretto
a partire in Germania per svolgere il servizio di lavoro obbligatorio
(S.T.O. - Service Travail Obligatoire).
Tornato a Parigi si stabilirà in un pensionato, presso Jeanne
e Marcel, una coppia tanto generosa quanto povera, la cui atmosfera
compare spesso nelle sue canzoni. Il successo arrivò quando
Brassens aveva superato i 31 anni, cioè intorno al 1952 e fu
un successo immediato, nonostante la radio di stato non trasmetteva
buona parte delle sue canzoni considerate troppo sovversive
o scandalose. In quell' anno Brassens incontra il grande chansonnier
Jacques Grello che, sedotto dalle sue canzoni, lo invita a continuare
a scrivere ed a cantare.
Grello apprezza molto le canzoni di Brassens e così prova ad
organizzare i primi spettacoli per farlo conoscere al grande
pubblico; ma il vero successo arrivò quando Grello lo presentò
a Patachou che affascinata dalle sue canzoni, decise di interpretarle
nel suo famoso cabaret-ristorante di Montmartre. Brassens aveva
così raggiunto il successo come autore di canzoni.
Ma canzoni come "Le gorille" o "La mavaise réputation" di certo
non erano state scritte per essere interpretate da una voce
femminile come quella di Patachou; e così fu lei stessa ad incitare
e convincere Brassens ad interpretare le proprie canzoni esibendosi
in pubblico. Brassens passò il resto della sua vita a studiare,
leggere e comporre, apparendo in pubblico solo in occasione
di concerti; nel 1967 gli fu attribuito il Grande Premio della
poesia della prestigiosa "Académie Française". Morì a 61 anni
stroncato da un male incurabile. |
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