Come più volte ribadito, De André era rimasto positivamente colpito dalla musica di Leo Ferré , Charles Aznavour, Jacques Brél e i principali chansonnier francesi di quel periodo ma è per che Brassens ebbe una vera e propria folgorazione.
La comunione intellettuale con Brassens non è casuale ma legata a tutta una serie di affinità e condivisione d' ideali, lo spirito libertario primo tra tutti.
L' influsso di Brassens ha lasciato evidenti tracce sulla produzione di De André, tracce talvolta evidenti come nel caso delle più famose traduzioni del cantautore genovese in particolare: Il gorilla (Le gorille - 1952), Marcia Nuziale (Marche nuptial - 1955), Nell' acqua della chiara fontana (Dans l' eau de la claire fontane - 1962), Delitto di paese (L' assassinat - 1963), Le passanti (Les passantes - 1972, che in realtà è una poesia di Antoine Pol), Morire per delle idee (Mourir pour des idées - 1972).
Altre volte poi l' influsso brassensiano sulla produzione di De André non è immediatamente evidente, non è percettibile ad un primo ascolto ma è pur sempre presente e può essere carpito grazie ad un' analisi più attenta.
Si pensi, solo per citare alcuni esempi al caso di "Leggenda di Natale", la canzone di De André non è una traduzione ma la canzone ispiratrice può abbastanza chiaramente essere identificata ne "Le père Noel et la pètite fille" del 1958; l' influenza diretta di Brassens su De André è non solo testuale, ma anche musicale.
Il più tipico esempio è "La morte", nella quale De André utilizzo la partitura musicale di "Le Verzier du roi Louis", registrata da Brassens nel 1960, inserendovi un testo di sua composizione autonoma. Stesso discorso può farsi anche per "La città vecchia" che riprende il tema musicale di "Le bistrot" di Brassens.
Volendo allungare ancora la lista di esempi, possiamo citare anche "Preghiera in Gennaio" che presenta delle reminiscenze precise di un' altra canzone di Brassens "La Prière" ispirata al testo di una poesia di Francis Jammes.
Ma esaminiamo in modo più preciso e dettagliato quelli che sono i risultati dell' influenza di Brassens sulla produzione di De André partendo da quella che con tutta probabilità fu la prima traduzione nella quale si cimentò De Andrè e cioè il Gorilla (Le Gorille). Si tratta della canzone più famosa di Brassens, quella che l' orchestra intonava ogni volta che si presentava sulla scena, il "Gare au Gorille" di Brassens ed il pubblico presente in sala, all'alzarsi del sipario lo accoglieva intonando il famoso ritornello; è un grido di denuncia e di netta lotta contro le ingiustizie ed in particolare contro la pena di morte che si concreta dal punto di vista figurativo nella scelta del gorilla di violentare il giudice, che il giorno prima aveva fatto tagliare il collo ad alcuni condannati giudicandoli colpevoli, piuttosto che l' anziana signora.

La traduzione di De André è abbastanza fedele all'originale di Brassens riuscendo a mantenere il valore e la simbologia delle vivide immagini cantate dal collega francese. Pochi sono i punti in cui De André si discosta dal testo di Brassens per cimentarsi in una traduzione più libera, in particolare:

Sulla piazza d'una città la gente guardava con ammirazione
un gorilla portato là dagli zingari d'un baraccone
con poco senso del pudore le comari di quel rione
contemplavano l'animale non dico come non dico dove
Attenti al gorilla (De André)

In De André viene introdotta la figura degli "zingari di un baraccone", che non troviamo in Brassens, a voler colorare e rendere ancor più originale il contesto in cui si svolge la scena.

E' attraverso le larghe sbarre che le donne del quartiere,
contemplavano un potente gorilla, senza preoccuparsi della morale;
quelle comari, senza pudore fissavano un punto preciso che,
mia madre mi ha impedito rigorosamente di citare
Attenti al gorilla ! (Brassens)

Inoltre mentre De André nel censurare ironicamente alcuni elementi eccessivamentescabrosi del testo lo fa attraverso "non dico come non dico dove" Brassens lo fa citando sua madre, quasi come simbolo della moralità e della morigeratezza, valori che la madre di Brassens molto devota e credente di certo possedeva.
Per il resto il testo di De André segue in maniera abbastanza aderente la versione originale di Brassens.
Si tratta di una canzone che risente dell' influsso che Rabelais esercitò sulla poetica di Brassens e la cui genesi affonda le sue radici al 1948, anno in cui Brassens si trovava in Germania, a Basdorf, obbligato dal S.T.O., il servizio di lavoro forzato: costretto a stare in un campo di lavoro fatto di baracche, Brassens aveva composto tutta una serie di canzoni ironiche e orecchiabili con le quali improvvisava degli spettacoli finalizzati a distrarre i suoi compagni lavoratori dalla monotona vita del campo di lavoro.
Una di queste canzoni che portava il titolo di "La linea spezzata" aveva riscosso parecchio successo tra gli altri lavoratori e ciò spinse Brassens a qualche anno di distanza di riprendere quella canzone e rimodellarla e renderla più accessibile al pubblico. Ma le innumerevoli correzioni e revisioni del testo originale fecero si che venne conservato soltanto il ritornello "Gare au Gorille" come anche la musica che è rimasta la stessa della prima versione e che viene ripresa interamente da De André. Sono queste dunque le origini lontane de "Il gorilla" ma l' ispirazione immediata di Brassens è facilmente individuabile nel desiderio di comunicare non in maniera diretta ed aperta, ma attraverso metafore e colorate immagini, il suo disaccordo contro l' autorità, contro la macchina del potere, contro la pena di morte.
Il messaggio che scorre tra le righe della canzone, dunque, non è diretto ma mediato da quel linguaggio figurato e metaforico tanto utilizzato da Brassens, tuttavia quando la canzone fece la sua apparizione venne boicottata dalle principali radio e soltanto con la nascita della radio "Europe 1" venne diffusa apertamente.
Addirittura, come rivela Brassens, la canzone comprendeva una strofa, non conosciuta dal grande pubblico, che è stata eliminata poiché giudicata troppo aggressivo; anche il titolo originario che Brassens aveva scelto per la sua canzone "Gorille vendetta" è stato modificato dallo chansonnier per le stesse ragioni.
(André Sève, dans une biographie intitulée "Brassens, toute une vie pour la chanson - Ed. du Centurion - 1975)

Troviamo un equivalente fedeltà nella traduzione di "la marcia nuziale", inclusa nell' album Volume I del 1967 (Marche Nuptiale); si tratta di un altro omaggio che De André volle fare a quello che riteneva il suo maestro.
Pochissimi sono i punti in cui De André si discosta da una traduzione quasi letterale attraverso cui traspone i ventotto alessandrini con cui Brassens dipinge un affresco di rara bellezza nel quale viene descritto l' originale e molto umile matrimonio dei genitori del poeta e cantautore.

Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo io
sempre conserverò il ricordo contento del giorno
delle povere nozze di mio padre e mia madre
che andarono a sposarsi dinanzi al sindaco (Brassens)

Ma pure se vivrò fino alla fine del tempo
io sempre serberò il ricordo contento
delle povere nozze di mio padre e mia madre decisi a regolare il loro amore sull'altare. (De André)

Se Brassens cita il sindaco come la figura istituzionale che sancirà il matrimonio fra i due sposi De André canta invece di un altare. Anche per quanto riguarda Morire per delle idee, contenuta nell' album Canzoni del 1974 (Mourir pour des idées) si riscontra un' assoluta fedeltà nella traduzione di De André a parte il fatto che nell' originale di Brassens compare una strofa in più che il cantautore genovese ha preferito non tradurre. Se bastasse qualche ecatombe perché alla fine tutto cambi,tutto si sistemi dopo " grandi serate " e teste cadute avremmo già il paradiso sulla terra ma l'età d'oro sfugge incessantemente Gli dei hanno sempre sete, non ne hanno mai abbastanza ed è la morte, la morte che ricomincia sempre, moriamo per delle idee, ma di morte lenta, ma di morte lenta Si tratta di una canzone contro tutte le guerre e soprattutto quelle generate da falsi ideali o valori dettati da gente senza scrupoli, pronta a far partire gli altri a rischiare la vita ma non a mettere in gioco la propria. Risulta naturale comprendere perché De André, profondamente antimilitarista, sia stato attirato dal testo di questa canzone fino al punto di tradurla e di farne una canzone propria: ne condivideva il messaggio pacifista ed antiviolento che aveva già manifestato in canzoni come "Girotondo" e "la Guerra di piero" dove il soldato protagonista della canzone sceglieva di morire piuttosto che uccidere: "E se gli sparo in fronte o nel cuore soltanto il tempo avrà per morire ma il tempo a me resterà per vedere vedere gli occhi di un uomo che muore". In Morire per delle idee si sentono anche gli echi dell' opera di un altro grande chansonnier francese, Boris Vian, dichiaratamente pacifista che ne "Il disertore" invitava, inviandogli un a lettera, il Presidente della Repubblica a partire in guerra (la guerra in questione è quella d' Algeria) ed a mettere in gioco la propria vita .
Si tratta di una canzone che Brassens scrisse in funzione antimilitarista per stigmatizzare ed enfatizzare l' inutilità di tutte le guerre, capaci solo di creare morte, distruzione e vantaggiose esclusivamente ai fabbricanti di armi ed agli interessi politici dei potenti.
Tuttavia il messaggio che Brassens voleva divulgare non venne facilmente carpito da tutti e contraddittoriamente il suo pezzo venne accusato di gettare un' ombra d' indifferenza e di dispregio nei confronti di tutti coloro i quali hanno perso la vita in guerra, combattendo fino in fondo per gli ideali nei quali credevano.
In realtà il testo di Brassens vuole invitare gli uomini a riflettere lucidamente e razionalmente su come tutte le guerre, tutti i conflitti bellici che vedono uccidersi tra di loro migliaia di uomini, ogni volta per cause ed ideali diversi, sarebbero evitabili se soltanto si facesse tutto il possibile per cercare di trovare un accordo, una soluzione che scongiuri il ricorso alla violenza.
Si tratta sicuramente di una riflessione quasi utopica ma che vuole porre l' attenzione sull' insensatezza della guerra, sul fatto che spesso gli ideali che spingono migliaia di vite umane al sacrificio sono frutto delle manipolazioni da parte di "sputafuoco e nuovi santi" in grado di cambiare bandiera repentinamente e di predicare valori ed ideali che hanno perso il loro effimero significato il giorno dopo.
Ed è così che quando una guerra termina, quando viene raggiunto l' armistizio, un' intesa tra le parti in lotta si riflette sul senso del prezzo di vite umane che quel conflitto ha comportato.
Tanto per citare un esempio, si pensi alla guerra del Vietnam, durante la quale decine di migliaia di giovani americani pieni di forza e di speranze nel futuro persero la vita e quelli che rifiutarono di partire e dare il loro apporto al conflitto vennero imprigionati insieme a tutti coloro i quali avevano tacciato di assurdità questa guerra.
Ebbene, a più di quarant'anni di distanza da quel tragico avvenimento, lo stesso governo americano ha riconosciuto che quel conflitto bellico rappresentò un tremendo errore ingiustificabile e chi, all' epoca, aveva gridato contro l' assurdità di quella guerra e lottato affinché si facesse di tutto per fermarla è stato giudicato positivamente ed apprezzato per la sua lucidità lungimirante con la quale si era reso conto dell' insensato massacro in atto; ma nulla potrà ridare giustizia e vita ai milioni di americani e vietnamiti morti durante il conflitto, a causa di idee sbagliate, di valori errati perseguiti al caro prezzo della vita.
 
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