La morte
(Fabrizio De André)


La morte verrà all'improvviso
avrà le tue labbra i tuoi occhi
ti coprirà d'un velo bianco addormentandosi al tuo fianco
nell'ozio nel sonno in battaglia
verrà senza darti avvisaglia

la morte va a colpo sicuro
non suona il corno né il tamburo madonna che in limpida fonte
ristori le membra stupende
la morte non ti vedrà in faccia
avrà il tuo seno e le tue braccia

Prelati notabili e conti
sull'uscio piangeste ben forte
chi bene condusse sua vita
male sopporterà sua morte
straccioni che senza vergogna
portaste il cilicio o la gogna
partirvene non fu fatica
perché la morte vi fu amica§

guerriero che in punta di lancia
dal suolo d'Oriente alla Francia
di stragi menasti in gran vanto
e fra i nemici il lutto e il pianto
di fronte all'estrema nemica

non vale coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore
 

Le verger du roi Louis
(Georges Brassens)


Sur ses larges bras étendus,
La forêt où s'éveille Flore,
A des chapelets de pendus
Que le matin caresse et dore.

Ce bois sombre, où le chêne arbore
Des grappes de fruits inouïs
Même chez le Turc et le Maure,
C'est le verger du roi Louis.

Tous ces pauvres gens morfondus,
Roulant des pensées qu'on ignore,
Dans des tourbillons éperdus
Voltigent, palpitants encore.
Le soleil levant les dévore.

Regardez-les, cieux éblouis,
Danser dans les feux de l'aurore.
C'est le verger du roi Louis.
Ces pendus, du diable entendus,
Appellent des pendus encore.

Tandis qu'aux cieux, d'azur tendus,
Où semble luire un météore,
La rosée en l'air s'évapore,
Un essaim d'oiseaux réjouis
Par-dessus leur tête picore.
C'est le verger du roi Louis.

Prince, il est un bois que décore
Un tas de pendus enfouis
Dans le doux feuillage sonore.
C'est le verger du toi Louis !

 
         
  È un brano di Brassens (Le verger du Roi Louis), che Fabrizio adatta senza nulla togliere dell'atmosfera cupa e minacciosa del testo originale. Anzi, tale atmosfera viene rimarcata da un lugubre e leggero tamburo che preannuncia l'inevitabilità e l'arrivo del comune destino (vedi Cesare Pavese: "Verrà la morte e avrà i tuoi occhi"). [...] La canzone, come il titolo, risulta scarna ed essenziale; il concetto principale è l'imminenza costante della morte, che in qualsiasi momento, silenziosa e implacabile, potrebbe piombarci addosso e rapirci.
Per rendere più forte questo concetto, vengono confrontate, in cinque strofe, quattro categorie di persone, immaginando quale potrebbe essere per ciascuna di loro la reazione di fronte alla morte: la giovane e bella ragazza non avrà il tempo di accorgersi che la fine potrebbe essere nascosta nella caducità della sua bellezza; i ricchi prelati, i notabili e i conti si dispereranno perché saranno costretti ad abbandonare i loro agi, mentre per gli straccioni sarà una liberazione; anche il guerriero dovrà arrendersi di fronte a questa estrema nemica: non serve colpirla nel cuore perché la morte mai non muore.
[Matteo Borsani - Luca Maciacchini, Anima salva, pp. 36-37]