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Preghiera in gennaio
(Fabrizio De André)
Lascia che sia fiorito
Signore il suo sentiero
quando a te la sua anima
e al mondo la sua pelle
dovrà riconsegnare
quando verrà al tuo cielo
là dove in pieno giorno
risplendono le stelle
Quando attraverserà
l'ultimo vecchio ponte
ai suicidi dirà
baciandoli alla fronte
venite in Paradiso
là dove vado anch'io
perché non c'è l'inferno
nel mondo del buon Dio
Fate che giunga a Voi
con le sue ossa
stanche seguito da migliaia
di quelle facce bianche
fate che a Voi ritorni
fra i morti per oltraggio
che al cielo ed alla terra
mostrarono il coraggio
Signori benpensanti
spero non vi dispiaccia
se in cielo, in mezzo ai Santi
Dio fra le sue braccia
soffocherà il singhiozzo
di quelle labbra smorte
che all'odio e all'ignoranza
preferirono la morte
Dio di misericordia
il tuo bel Paradiso
lo hai fatto soprattutto
per chi non ha sorriso
per quelli che han vissuto
con la coscienza pura
l'inferno esiste solo
per chi ne ha paura
Meglio di Lui nessuno
mai ti potrà indicare
gli errori di noi tutti
che poi e vuoi salvare
ascolta la sua voce
che ormai canta nel vento
Dio di misericordia
vedrai sarai contento
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La prière
(Georges Brassens)
Par le petit garçon
qui meurt près de sa mère
Tandis que des enfants
s'amusent au parterre ;
Et par l'oiseau blessé
qui ne sait pas comment
Son aile tout à coup
s'ensanglante et descend
Par la soif et la faim
et le délire ardent
Je vous salue, Marie.
Par les gosses battus
par l'ivrogne qui rentre,
Par l'âne qui reçoit
des coups de pied au ventre
Et par l'humiliation
de l'innocent châtié,
Par la vierge vendue
qu'on a déshabillée,
Par le fils dont la mère
a été insultée
Je vous salue, Marie.
Par la vieille qui, trébuchant
sous trop de poids,
S'écrie : "Mon Dieu ! "
Par le malheureux
dont les bras
Ne purent s'appuyer
sur une amour humaine
Comme la Croix du Fils
sur Simon de Cyrène
Par le cheval tombé
sous le chariot qu'il traîne
Je vous salue, Marie.
Par les quatre horizons
qui crucifient le Monde,
Par tous ceux dont la chair
se déchire ou succombe,
Par ceux qui sont sans pieds,
par ceux qui sont sans mains,
Par le malade
que l'on opère et qui geint
Et par le juste mis
au rang des assassins
Je vous salue, Marie
.
Par la mère apprenant
que son fils est guéri,
Par l'oiseau rappelant
l'oiseau tombé du nid,
Par l'herbe qui a soif
et recueille l'ondée,
Par le baiser perdu
par l'amour redonné,
Et par le mendiant
retrouvant sa monnaie :
Je vous salue, Marie.
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L'ho dedicata
a Tenco. Scritta, o meglio pensata nel ritorno da Sanremo dove
c'eravamo precipitati io, la mia ex moglie Enrica Rignon e la
Anna Paoli.
Dopo aver visto Luigi disteso in quell'obitorio (fuori Sanremo
peraltro, perché non ce l'avevano voluto) tornando poi
a Genova in attesa del funerale che si sarebbe svolto due giorni
dopo a Cassine, mi pare, m'era venuta questa composizione.
Sai, ad un certo punto non sai cosa fare per una persona che
è morta, ti sembra quindi quasi di gratificarla andando
al suo funerale, scrivendo - se sei capace di scrivere e se
ne hai l'idea - qualcosa che lo gratifichi, che lo ricordi...
forse è una forma... ma d'altra parte è umano,
credo... non l'ho di certo scritta apposta perché la
gente pensasse che io avevo scritto apposta una canzone per
Luigi, tant'è vero che non c'era scritto assolutamente
da nessuna parte che l'avevo composta per lui.
[In Doriano Fasoli, Fabrizio De André. Passaggi di tempo,
p. 57]
I discografici su di me fecero pressioni affinché andassi
a Sanremo, ma certo con meno forza di quanta ne potesse adoperare
una casa discografica come la Rca. Luigi, come me, era contrarissimo
ai festival e poi ci si è trovato stritolato dentro.
Lui era un uomo di sinistra, della sinistra di allora.
Credo, comunque, che il suo gesto sia maturato anche in conseguenza
delle sue letture. Luigi sul comodino teneva i libri di Pavese;
ne ho conosciuti altri che si sono suicidati dopo aver letto
troppe volte Pavese.
Io lo frequentavo abbastanza saltuariamente, eravamo tutti cani
sciolti, ma sicuramente era quello che mi era più vicino
come formazione politica e poi, da artista, come tematiche trattate.
Appena saputa la notizia della sua morte, mi precipitai all'obitorio.
Quando lo vidi lì disteso, con questo turbante di garza
insanguinato, mi colpirono il pallore della morte e il colore
viola scuro delle sue labbra carnose. Le ho ancora impresse
nella mente, e le menzionai nella canzone che scrissi sull'onda
di quell'emozione partendo da una poesia di un autore del novecento
francese, Francis Jammes.
[In Cantico per i diversi, intervista a cura di Roberto Cappelli,
Mucchio Selvaggio, settembre 1992]
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